Acrobazie 1947-1974 #parte1

Per scrivere questo pezzo ho ascoltato (più volte) Gregory Alan Isakov (disco omonimo, 2016)

I miei genitori hanno due storie assurde. Essendo la “loro” di storia non se ne rendono conto. Su mia madre ci sarebbe da scrivere un libro: una promessa che mi sono fatto e che le ho fatto, non perché io abbia delle velleità in ambito letterario, ma la storia della sua famiglia (e quindi anche della mia) è così incredibile che non ti sembra vera. Mamma, se stai leggendo, sappi che molto presto toccherà anche a te!

Mio padre

Quante cose sai di tuo padre?

Io non abbastanza evidentemente. Ho provato a rimediare trovando tempo nel tempo che non ho – o meglio che penso di non avere ma puntualmente trovo se voglio fare davvero qualcosa – per una chiacchierata e poterti raccontare una storia.

Mio padre si chiama Constantin e il cognome è facile da immaginare. E’ nato a Bucarest il 18 ottobre del 1947 e ha vissuto la sua giovinezza in anni che nonostante i fattacci storici che ogni tempo porta con sé, sono forse i più affascinanti nell’immaginario di chi come me è legato a certi movimenti culturali, ad un certo modo di intendere la vita e soprattutto di fare musica.

Se chiudo gli occhi e provo a mettere a fuoco un’immagine presa a caso in uno dei famosissimi cassetti della memoria, vedo papà ad Albamare (la piscina di Alba, esiste ancora) che sale sulla piattaforma a 5 metri di altezza dopo avermi detto “adesso faccio un tuffo” e inizia a scaldarsi mentre la gente pensa “cosa fa sto cretino?” per poi mettersi in verticale sulle mani a bordo del trampolino ed eseguire un tuffo perfetto, degno di un olimpionico.

Tutta la piscina fa un grandissimo applauso e lui che è un po’ tamarro (scusa papà) sorride e mi guarda soddisfatto.

Io ero quasi obeso da ragazzino e camminavo guardandomi le scarpe. Discreti tuffi a bomba. Figlio d’arte insomma.

La palestra

A 14 anni inizia a fare ginnastica artistica maschile. Le discipline sono anelli, sbarra, cavallo con maniglie, volteggio, parallele e corpo libero. Iniziare questo genere di percorso sportivo da adolescente è anomalo, ma quando uno ha talento ha talento, e dopo solo un anno di attività inizia a farsi notare e a vincere le prime competizioni.

Una figura molto importante nella sua formazione fu il suo allenatore, un ebreo che poté approfittare dell’opportunità di lasciare il paese.

Lo fecero in molti in quel periodo, era quasi una “moda” varcare i confini della Romania e lanciarsi alla scoperta del mondo.

La dipartita del suo allenatore caratterizza un elemento importante nella scelta che sta per fare: cambiare strada. Quando sei ragazzo perdere un riferimento può scoraggiarti, destabilizzarti. Credo che sia andata un po’ così. Non è una cosa che mi ha detto papà, l’ho dedotta io.

Il tuffatore

Intorno alla palestra gravitano un po’ di “tipi del circo” (così gli ha definiti lui, io riporto fedelmente) e inizia quasi per gioco a fare un po’ di esercizi, che diventano acrobazie.

E’ conosciuto in città e i capi dell’équipe circense cercano di persuaderlo e coinvolgerlo alle prove ma lui non è interessato a quel mondo: preferisce i tuffi.

Non gli ci vuole molto per essere tra i primi sei atleti under 18 della Romania. Gareggia in Ungheria, Germania, Polonia, Bulgaria e decide di abbandonare prima di fare il salto di categoria.

Nell’intervista che gli ho fatto dice di essersi sentito intimorito dal fatto che le nuove leve fossero a livello muscolare e tecnico più preparate. C’è anche da considerare che a 18 anni, per giunta negli anni ’60, sia normale avere voglia di lasciare spazio al disordine e partire.

L’artista

E così alla fine “vince” il circo. Ottiene un po’ di ingaggi e lavora con diverse équipe entrando e uscendo dalla Romania con permessi speciali che agli artisti erano concessi. Guadagnava bene, era contento, un buon momento.

Devi sapere che il regime comunista di Nicolae Ceausescu, quello restrittivo e dittatoriale che affama il popolo, così come lo conosco io e forse anche tu, è iniziato dopo il famoso viaggio in Asia nel 1971, quando il conducator rimane affascinato dal culto della personalità ispirato dal leader della Corea del Nord a tal punto da voler emulare il modello in Romania (puoi cercare le tesi di luglio del 1971, il discorso simbolo di questa drammatica fase storica).

La Romania è l’ unico paese est europeo a non avere debiti con l’ estero. Questo gli ha permesso di poter avere rapporti economici con l’occidente in seguito, un privilegio fondamentale per la crescita del paese. Il prezzo di questo “risultato” lo ha dovuto pagare il popolo romeno ingannato, straziato, umiliato e costretto alla fame.

Mio padre non ha vissuto quegli anni di repressione perché si trovava già all’estero ma non è potuto tornare in Romania fino al 1990. Si tratta di di 20 anni circa.

Il Circo delle mille e una notte

Siamo nei primi anni ’70. Mentre si trova in tournée in Jugoslavia insieme ai partner dell’epoca Dimitri e Ioana, riceve la chiamata per lo spettacolo Circorama del Circo Orfei, che precede il suo ingresso nella line-up del prestigioso Circo delle mille e una notte con Liana, Nando e Rinaldo Orfei.

Prima di raccontarti com’è andata, vorrei soffermarmi su “Miti” e “Ica” (Dimitri e Ioana). Ho dei ricordi molto belli della mia infanzia legati a loro. Quando venivano a trovarci (primi anni ’90) si fermavano per diverso tempo e stavano nella loro roulotte parcheggiata in cortile della Villa Verde (dove vivevo allora). Andavo a rompergli le palle tutti i giorni perché la roulotte era fichissima. Miti aveva dei baffi stile sovietico fantastici.

Vivono da anni dalle parti di Reggio Emilia, hanno ancora entrambi un fisico notevole e ogni tanto ci commentiamo i post sui social. Non troppo tempo fa ho suonato a Reggio Emilia. Sono stato stupido a non andare a fargli visita. Spero avrò modo di rimediare.

Ci sono foto pazzesche del loro trio intenti a fare figure acrobatiche assurde. Sfidavano la fisica. Grandi artisti davvero.

Torniamo all’ingaggio “della vita” di mio padre perché è roba grossa.

Esiste una forte connessione tra gli artisti all’epoca e viene chiamato dal suo amico Daniel Berquiny [1] che gli trova un posto nello show Circorama in una troupe di sudafricani chiamata Flying Anderson, mentre si preparava per il Circo delle mille e una notte.

E’ il 1973. Il Circo delle mille e una notte è il più grande circo del mondo con attrazioni internazionali e tre piste. Esatto: si facevano tre numeri contemporaneamente. Una cosa grandiosa. E’ qui che papà lavora con Gino Landi, il grande coreografo, regista teatrale e televisivo (tra le tante cose che ha fatto anche diverse edizioni del festival di Sanremo, Festivalbar e Paratissima (ti ho messo il link a Wikipedia se ti interessa approfondire).

Devo fermarmi qui ma c’è una seconda parte perché ci sono ancora parecchie cose da dire prima della fine di un capitolo importante per papà determinato (indovina un po’?) dall’incontro con l’amore. Quello che ti fa perdere la testa e cambiare i tuoi piani. L’amore di cui sono figlio.

L’amore quando è finito, in realtà non finisce. Appartiene solo al passato.

Il passato è un presente dove non riusciamo più a vederci e a sentirci ma esistiamo ancora tutti con le nostre emozioni. Mi piace vederla così.

NOTE

[1] Su Daniel tornerò più avanti. E’ un allevatore e addestratore di animali. Alcuni sono diventati famosi nel piccolo e grande schermo. E’ un personaggio conosciuto nel mondo dello spettacolo. Ogni tanto l’ho beccato in TV. Spero di riuscire intervistarlo!