Come ti chiami? Una bella domanda

Ho scritto questo delirio ascoltando Becoming A Jackal, Villagers, 2010

Fare nuove conoscenze è una delle cose difficili per me. Siamo troppi e questa consapevolezza del dover scegliere oltre a un sacco di cose pure le persone da avere intorno accetto che sia normale, ma è indubbiamente una condizione del cazzo. O no? Mi farei volentieri da parte ma tanto uno più o uno meno non fa la differenza quindi…

I miei problemi iniziano sin da subito. Già nelle presentazioni prendo per mano la paranoia e decido cosa dire in base a tutte le informazioni che riesco a reperire a prima vista guardando il mio interlocutore. E’ un processo super stressante perché cerco di capire in pochi istanti quanti anni ha, che tipo di studi ha fatto, se è una persona aperta o bigotta e quanta importanza dà a come sono vestito (notoriamente sempre male) e ai soldi. A volte non mi presento con il mio vero nome perché è più facile così.

“Ciao, sono Nicolas”. Si pronuncia Nicolà, alla francese, sono franco rumeno oltre ad essere triste. Nicolas è un nome molto diffuso in Francia ma pochi provano a pronunciarlo correttamente in Italia. Bisogna insistere un po’ e con qualcuno, ad un certo punto qualcosa si muove. Ma sono pigro.

La mia pigrizia mi ha portato a diventare negli anni Nicolaj”, Nicholas, Nicola, Niccolò, Nikki, Nic, Nico, Nìcola con l’accento sulla “i” e Lussak (da Gay Lussac, ma questa è un’altra storia). Quelle appena elencate sono le versioni del mio nome che accetto serenamente. Tu puoi chiamarmi anche Brian, se vuoi.

I miei amici più cari mi chiamano semplicemente “Nic” e mi piace. Per un breve periodo mi sono presentato così anche nelle mail di lavoro ma nel leggere la risposta “ciao Nic” mi veniva da ridere e così ho smesso.

Per complicare le cose ho anche un secondo nome: Joseph.
Il secondo nome come il nonno materno, uomo di grande intelligenza e dall’innegabile fascino a quanto pare (ero troppo piccolo quando se n’è andato). Un artista, un uomo tutto d’un pezzo, che non aveva certo problemi a infrangere le regole del gioco e oltrepassare i confini della vita. E pure quelli della legalità.

In italiano sono Nicola Giuseppe Roncea.

Mio padre è di Bucarest ma non compare da nessuna parte nei documenti che il 50% del mio DNA è di origine est europea. Parlo il francese ma non parlo il rumeno purtroppo. Una storia lunga su cui si può serenamente soprassedere perché non fondamentale ai fini della trama .

E qui il colpo di scena: nemmeno Roncea si pronuncia come scritto ma bensì Roncia. L’ho scoperto “tardi” e questa battaglia non ho ci ho nemmeno pensato a volerla combattere.

Nicolà Giosèf Roncia. Al Fantacalcio mi comprerei sulla fiducia.